CHI SIAMO
La Storia di Distretto
Digitale Italiano
La community in cui si incontrano i professionisti della creatività
e chi ha bisogno di loro.
Emerge in Italia una nuova classe imprenditoriale, senza classismo, senza dimensioni proprie, con poche infrastrutture fisiche, senza il tanto. Questi imprenditori, gli unici che sono sintonizzati con le vocazioni e le eccellenze del DNA Italia, li riconoscerete dai polpastrelli piatti, dagli occhiali da vista, dalle non cravatte, dallo zaino sulle spalle. Dal codice alla tavoletta grafica, passando per una videocamera, sono loro uno dei futuri del nostro Paese. Sono gli Artigiani Digitali.
La Visione
Come nasce Distretto Digitale Italiano
Da questa visione di Valter Casini, un gruppo di giovani Geek insieme a dei “pontieri” si sono messi a viaggiare nell’archeologia italiana scoprendo dei luoghi, a loro pensare, divertenti tanto da poter essere oggetti per una mostra vintage di successo. Questi luoghi erano università, associazioni imprenditoriali, sindacati, grattaceli per uffici, industrie. Ma hanno anche incontrato, e ne sono rimasti affascinati, fabbri, falegnami, giardinieri, artisti.
E in loro si sono riconosciuti, perché come loro capaci dall’idea al prodotto finito di creare qualcosa di utile agli altri, qualcosa capace non solo di essere bello ma di contribuire al benessere delle persone e alla qualità ed efficacia della vita lavorativa delle imprese. E in loro si sono riconosciuti, nella diversità degli strumenti che oggi hanno a disposizione ma non nei valori, nella passione, nelle intenzioni e nel processo.
E in loro si sono riconosciuti, sentendosi non dei digitali, ma degli Artigiani Digitali.
Ma niente sindacati, niente palazzi a rappresentarli, niente politici che ne ignorano anche l’esistenza.
Sono andati da Valter e insieme a lui hanno scritto un Manifesto e hanno progettato un luogo digitale dove vivere e condividere, dove raccontarsi e mettersi a disposizione delle organizzazioni e delle imprese. Valter lo avrebbe chiamato Distretto, loro lo avrebbero chiamato Posto, entrambi erano d’accordo che fosse digitale. Nel rispetto della giovane anzianità di Valter decisero di chiamarlo Distretto Digitale.
Hanno costruito con il ferro 0 e il cacciavite 1 questo Distretto Digitale.
Diventa un Artigiano Digitale
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Il concetto dei Distretti Industriali si sviluppa intorno agli anni 70 quando, essendo venute meno le condizioni di crescita espansiva della domanda di mercato, abbondanza di risorse e stabilità monetaria sulle quali si era basato lo sviluppo industriale degli anni sessanta, le grandi imprese riscontrarono notevoli difficoltà. Molte di esse intrapresero una profonda riorganizzazione sia avviando azioni di decentramento produttivo sia sfruttando le potenzialità della specializzazione e della divisione del lavoro tra imprese di uno stesso settore. Contemporaneamente, si registrò un processo di crescita di un tessuto di piccole imprese di origine artigiana, fortemente radicate con la produzione tradizionale di aree geografiche ristrette, che raggiunse gradualmente rilevanti quote di mercato in produzioni di nicchia.
La formazione dei distretti industriali ha interessato prevalentemente settori industriali connotati da processi produttivi ad alta intensità di lavoro umano e scarsa automazione, limitato fabbisogno di capitale fisso (investimenti e attrezzature), scarse economie di scala a livello di intero processo produttivo, innovazione legata a processi di learning by doing.
L’organizzazione del processo produttivo all’interno dei distretti industriali registra un’elevata scomposizione tra imprese differenti, ciascuna delle quali può conseguire i vantaggi della specializzazione (efficienze ed economie di scala). Contestualmente, la fitta rete di relazioni interimpresa garantisce al processo l’adattabilità, in termini di volumi (elasticità) e di differenziazione di prodotto (flessibilità), necessaria per adeguare rapidamente l’offerta alle variazioni della domanda.
I rapporti tra imprese sono improntati alla cooperazione tra soggetti che operano a livelli differenti del sistema produttivo e alla concorrenza fra quelli che svolgono la medesima attività. Ciò da un lato favorisce il coordinamento, dall’altro conferisce al sistema un elevato dinamismo.
Il successo del modello produttivo dei distretti industriali è concordemente ascritto a due principali fattori di sviluppo: il forte ancoraggio socio-culturale ad un territorio circoscritto favorisce una rapida circolazione delle idee e una facile interazione tra gli individui, che condividono una “cultura distrettuale” e l’esistenza di un approccio sistemico nelle relazioni interimpresa secondo la logica della specializzazione flessibile.
La natura reticolare delle strutture organizzative distrettuali deriva spesso non da precisi schemi progettuali guidati da un’impresa leader, ma come risposta spontanea al contesto competitivo; è così assicurata la possibilità di sostituire un’impresa con altre che siano in grado di svolgere la medesima attività lungo il processo produttivo. Contestualmente, si registra una notevole stabilità dei rapporti, spesso basati su relazioni di mutua fiducia, in grado di favorire la ricerca di forme di coordinamento che possano accrescere l’efficienza complessiva del distretto.
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